citofonare Bergsteiger

the noble art of wasting time

about me

Con un curriculum sentimentale come il mio, non c’è nulla di più rassicurante che passare questo sabato sera a casa. Che poi, tra uno squillo di telefonino e l’altro, al momento più che una casa è una fabbrica delle idee che sembra un dejà vu della Factory di Warhol: sul divano si disegna, sui primi due gradini della scala c’è una sezione di fotografie in bianco e nero da analizzare, sul tappeto il notebook emette trillosi bep-beeep di richiamo e nell’angolo cottura ho tirato fuori tutti gli ingredienti per fare (io?!) i ravioli con la zucca. Lo specchio riflette i resti accennati di un trucco anni sessanta, il vestito corto, fantasioso, giocosamente provocatorio. Le gambe nude. Un’immagine sexy su cui un paio di goffi calzettoni spiccano come un punto interrogativo (caspita, wo-o-ow, fa veramente troppo freddo per camminare scalza) in assoluta perfetta associazione con gli altri punti interrogativi che ho in testa. Ma sì, stasera resto qui, a fissare la mia vita attraverso l’effetto deformante di un bicchiere di vino. Ed è indubbio. Il frame rate che documenta “i ceffoni presi le rare volte che mi sono innamorata” è una specie di salto quantico nella definizione di ciò che è sensato fare e ciò che non lo è.